bolzonelloParola Mia di Sergio Bolzonello

Il Turismo cala l’asso dell’offerta integrata

Punto di partenza è considerare il Friuli Venezia Giulia come una destinazione “slow”, ad alto valore aggiunto e in grado di offrire un prodotto non omologato. L’offerta sarà strutturata in ambiti territoriali: litorale, città, montagna, Friuli centrale ed enogastronomico

Pochi giorni fa, presso la sede di rappresentanza della Regione a Pordenone, abbiamo presentato il nuovo piano strategico del Turismo, valido per i prossimi anni. Tappa, quella pordenonese, di un progetto più ampio composto da dieci presentazioni all’interno del territorio del Friuli Venezia Giulia. Non una singola presentazione, bensì un programma d’incontri finalizzato a rendere, fin dalle prime fasi, l’intero territorio coprotagonista di questo progetto. Una scelta non casuale, ma basata sulla logica del confronto e di una visione complessiva che riunisca tutte le identità che compongono la nostra terra. Veri e propri tavoli di confronto dove è stata offerta la possibilità, letteralmente, di conoscere personalmente tutti i responsabili della struttura di Turismo FVG, ma al contempo di raccogliere preziose indicazioni da parte degli operatori presenti. Un approccio aperto basato sulla consapevolezza che è oramai necessaria una profonda rivisitazione dei nostri modelli gestionali, organizzativi e promozionali legati al turismo. I rapidi e profondi cambiamenti hanno imposto un cambio di passo che necessita scelte rapide e drastiche. Con questo piano strategico ripensiamo il nostro comparto turistico in termini complessivi affinché possa essere uno strumento valido per lo sviluppo e la crescita dell’economia del Friuli Venezia Giulia; uno strumento in grado di rispondere velocemente, e conseguentemente adattarsi, ad un mercato fortemente dinamico e competitivo. L’obiettivo è quello di trasformare il territorio in un sistema turistico integrato basato sulla competitività, attrattività e sulla sostenibilità.
Punto di partenza è considerare il Friuli Venezia Giulia come una destinazione “slow”, ad alto valore aggiunto e in grado di offrire un prodotto non omologato e peculiare al turista. Per fare questo struttureremo la nostra offerta in ambiti territoriali, con prodotti ed esperienze turistiche in linea con la domanda del mercato; questi ambiti saranno rispettivamente quello del litorale, della città, della montagna, del Friuli centrale e quello enogastronomico.
Per attuare questa strategia sarà necessario operare una profonda trasformazione organizzativa che interesserà la ristrutturazione del rapporto con il territorio, il supporto alle reti d’impresa, la formazione, il supporto agli operatori per la gestione dei fondi europei e il potenziamento dei servizi agli stessi. Un progetto che proseguirà nella creazione di un piano di prodotti turistici, nella ristrutturazione del sistema di informazione e accoglienza turistica, e nella definizione di una strategia di comunicazione offline e online.
Alla base, e mi preme sottolinearlo, vi è la volontà di intendere la nostra Regione come una grande esperienza, un mosaico di offerte in grado di sposare la dimensione storica, paesaggistica, culturale ed enogastronomica. Un patrimonio unico nel suo genere, raccolto in un’estensione territoriale ridotta, ma che permette di vivere moltitudini di esperienze. Con questo progetto vogliamo dare un segnale forte: una prospettiva aperta a tutti coloro che vogliono condividerla e apportare il loro contributo.

* (Vicepresidente e assessore alle attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali Regione Friuli Venezia Giulia)

Costruire con coraggio il futuro

La crisi è una parola onnipresente oggigiorno. Siamo cresciuti in decenni di entusiasmo e di crescita continua, dove questo termine era purtroppo preso in scarsa considerazione. Oggi la situazione è cambiata; la crisi ci paralizza, impaurisce e domina, condizionandoci nelle nostre scelte.
Qualche giorno fa, in occasione di un convegno, mi sono imbattuto in una dichiarazione di Albert Einstein: “È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”.
Parole apparentemente lontane dalle reali difficoltà quotidiane delle migliaia di persone che vivono direttamente questa crisi, ma illuminanti perché ci costringono a ripensare criticamente molte delle scelte complessive attuate nel passato e che oggi purtroppo trovano negativa dimostrazione.
Sono parole che ci costringono a ragionare sulla necessità di avviare un cambiamento radicale che sappia riavviare il nostro tessuto produttivo, in una modalità consona ai riferimenti del presente e soprattutto del prossimo futuro.
Un cambiamento che può solo attuarsi all’interno di una logica condivisa che sappia superare preconcette appartenenze e sappia cogliere il meglio dalla nostra comunità allargata, attingendo dalle differenze e dal confronto.

Ultima chiamata per il Sistema Paese

La condizione della nostra società è il continuo mutamento. Il presente è oramai un organismo estremamente dinamico, che modifica costantemente i suoi riferimenti, economici e culturali. Mai come oggi la nostra società e comunità sono interessate dalla dimensione del cambiamento; il risultato è una modificazione costante di tutte le sicurezze su cui si fondano le nostre certezze e i nostri stili di vita. La crisi economica è ovviamente una delle manifestazioni più importanti e rilevanti di questa profonda trasformazione, perché ha implicazioni sociali profonde. Il nostro tessuto produttivo, fino a non molti anni fa ancora vitale, è interessato ora da una profonda crisi che ha ovviamente radici strutturali, ma anche in parte riferita ad una perdita di “progettualità imprenditoriale”; in pochi anni infatti, la gran parte del tessuto produttivo del nostro territorio si è trovata incapace di interpretare le mutazioni in atto a livello internazionale e adottare conseguentemente nuove strategie, in grado di sintonizzarsi sulle nuove esigenze dei mercati. In rapido tempo un’intera classe dirigenziale imprenditoriale si è trovata disorientata ed impreparata ad avviare  processi di trasformazione atti ad affrontare le nuove sfide. Una situazione aggravata da una mancanza di politiche industriali nazionali, da una continua crescita degli oneri fiscali e da un quadro burocratico asfissiante. Il caso Electrolux, con le dovute differenze del caso rispetto alle caratteristiche medie del nostro tessuto produttivo, s’inserisce perfettamente in questo quadro generale ed è testimonianza di un’esplicita richiesta di nuove politiche industriali su scala nazionale.

L’anno zero della promozione turistica

Il poeta Ippolito Nievo, definiva la nostra regione “piccolo compendio dell’universo”; un estratto che ho avuto modo d’impiegare in varie occasioni perché  in grado di dare corretto senso all’enorme offerta culturale, paesaggistica, naturale ed enogastronomica che ci contraddistingue. Il nostro territorio è infatti una scoperta continua e questa consapevolezza è oramai diffusa.
Una ricchezza questa, che dobbiamo valorizzare ed impiegare per differenziarci da una concorrenza sempre più agguerrita.
La nostra prossima sfida, in ambito turistico, è infatti la capacità di costruire strutture e progetti che sappiano veicolare e promuovere questa potenzialità, attraverso una maggiore competitività e il miglioramento degli standard qualitativi. La finalità è quella di evidenziare la vitalità che ci contraddistingue, elemento che si visualizza chiaramente anche nel nostro brand, Friuli Venezia Giulia, che al suo interno contiene la parola live.
Punto di partenza per le prossime politiche turistiche è il singolo utente con le sue aspettative e le sue esigenze; è infatti basilare tenere in considerazione i cambiamenti che interessano il turista nei suoi comportamenti di fruizione e di spesa.  
Queste necessità, sempre più specifiche e mirate, devono trovare corrispondenza in un’offerta adeguata in grado di corrispondere ad esigenze culturali, sportive, naturalistiche, enogastronomiche e di svago.

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